Omelia Mons. Francesco Cavina nel 102° anniversario di fondazione del Seminario Regionale


La festa della Beata Vergine di Loreto è particolarmente cara al cuore del popolo italiano. Questa festa pone al suo centro il mistero dell’Incarnazione fonte della nostra salvezza . Ora in questo Mistero, che la Chiesa ci invita a celebrare con viva fede tra non pochi giorni, si rende manifesta una duplice ostinazione. Da una parte l’ostinazione dell’umanità, la cui storia appare caratterizzata da un continuo rifiuto di Dio, e dall’altra parte l’amore di Dio, che si rivela ancora più ostinato del peccato degli uomini. La tenacia dell’amore divino, oggi si rende visibile nel fatto che Signore ha pensato in seno all’umanità peccatrice un punto di bellezza e di luce, completamente sottratto al peccato: la Vergine Maria. Potremmo dire che Dio, nella immensa palude che è l’umanità, si è riservato “un giardino “fiorito” su cui posarsi per giungere a noi. Lei è, nello stesso tempo, capolavoro dell’amore di Dio e il frutto migliore che l’umanità ha saputo esprimere. E’ quanto ci racconta l’episodio dell’annunciazione nel quale emerge che la volontà di Dio e la volontà umana finalmente si incontrano in un felice abbraccio, generatore di novità per la vita del mondo. Infatti, in una “terra invecchiata nel male” (Pier Crisologo, Ufficio di Letture 10 dicembre) noi, nell’Annunciazione, veniamo conoscere che Dio è capace di novità, è veramente capace di fare delle cose nuove, di riprendere la storia umana in una maniera assolutamente inedita. In Lei, preservata dal peccato originale, perché chiamata a divenire la Madre del Figlio di Dio, è possibile scorgere il riflesso della santità di Dio e della originaria dignità dell’uomo. Forse è proprio per queste ragioni che la Vergine incanta, rapisce e risveglia nel nostro cuore una nostalgia di purezza, un bisogno di armonia, un desiderio di affidamento. Forse è proprio per questo che tante persone, anche lontane dalla fede, guardano a Lei e la frequentano i santuari, dove Lei è particolarmente venerata. In questi luoghi tutti trovano consolazione, serenità e pace. In questi luoghi il dolore e la sofferenza fisici, morali e spirituali vengono alleviati e si torna a casa con una speranza nuova nel cuore. L’uomo è ormai consapevole che la storia umana appare priva di speranza. Non è consapevole, purtroppo, che questa mancanza di speranza nasce dalla sua lontana da Dio, nasce dal fatto che si è separato dalla sua origine. Ebbene, l’Annunciazione è lì a testimoniarci che il Signore è capace di fare la novità, di fare qualcosa di nuovo, non soltanto per Maria, ma per ciascuno di noi. Dovremmo imparare a guardare a noi stessi e al mondo in questa prospettiva di novità e di speranza.

Ora, se vogliamo ricordare un evento della nostra vita in cui questa novità ha preso corpo, l’evento è quello del Battesimo, dove siamo stati incorporati a Cristo e divenuti parte della grande famiglia di Dio, la Chiesa. La grande novità che da quel giorno ha raggiunto la nostra consiste nel fatto che Dio ci ha pensati in Cristo. Dio ci vuole in Cristo. Dio ci vuole al suo cospetto, con Lui, santi, senza macchia, nella carità. Di qui nasce l’impegno a crescere nell’amicizia di Gesù per crescere in umanità. La fede, il vivere da cristiani non mi separa dall’essere uomo, ma mi aiuta ad esserlo con maggiore pienezza. Perchè Cristo è il cuore nuovo!

Cari fratelli, alla Vergine Maria chiediamo la grazia di non pentirci della novità della presenza del Signore nella nostra vita, soprattutto nei momenti in cui tutto diventa difficile e siamo portati a ritenere che la nostra verità non sia in Gesù, ma sia altrove. Quando ci troviamo a vivere in questi momenti, invochiamo il suo aiuto e Lei ci farà comprendere che l’incontro con il suo figlio si costruisce anche attraverso la pazienza dei momenti di sofferenza e di lontananza. E così
sia.

Che cosa diremo, allora, alla Madonna, in questa festa? A lei la donna nuova innalziamo la nostra lode: Vergine santa, tu sei veramente la Donna che affascina. Tu sei la purezza che suscita ammirazione. Tu sei tota pulchra tutta bella! Tu portaci a Cristo: Ad Jesum per Mariam. In te
confidiamo!

Bologna 10 dicembre, Seminario Regionale

Enrico Venturi, diacono. Come finora Tu, Signore ci sei stato, anche dopo ci sarai!

Di Enrico Venturi


Era tutto così lontano… Quando il Vescovo mi disse che sarei stato ordinato diacono mi sembrava tutto così remoto…. Mentirei se non dicessi che quella patina sospensoria che il Covid ha lasciato anche nella mia vita, non abbia reso le ultime settimane prima dell’ordinazione così precarie. La paura di una quarantena o il temere per la salute di chi avrebbe partecipato alla messa in cattedrale, mi ha mantenuto sempre in allerta facendomi consumare molte energie; eppure il desiderio cresceva ogni giorno sempre di più e mi rendevo progressivamente conto che questo passaggio non avrebbe avuto lo stesso gusto e peso di altri momenti importanti nella mia vita. Cosa andavo a fare? Dove sarei finito? Cosa mi sarà chiesto? Durante i giorni precedenti mi sono trovato spesso a tu per tu con l’angelo custode e ho riscoperto questa preghiera come un ottimo strumento per canalizzare buona parte delle mie paure, ansie e aspettative. Più pregavo, più si intensificava un certo stato d’animo che non mi distoglieva da un semplice dato: come finora Tu, Signore ci sei stato, anche dopo ci sarai! Sarai lì, in una nuova parrocchia di servizio, sarai lì annidato in quegli inizi, che continuamente mi mettono alla prova, sarai lì in quelle persone che saranno per me ispirazione e cura, continuerai a bussare alla mia porta con quel tocco a volte impercettibile a volte irruento.

Essere lì quella sera, con quel popolo di Dio così vario ma silente, sentire fortemente l’essere accompagnato da quella Chiesa dalla quale, nella quale e per la quale sono stato ordinato è stato per me un onore e un grande tuffo nella mia storia personale. Ho percepito come un grande disegno che parte da lontano, mi raggiunge e quasi mi attraversa, coinvolgendo le mie emozioni, i miei vissuti, i miei ricordi e i miei desideri. So e sento che molte cose le scoprirò, che lo Spirito continuerà a mandarmi degli stimoli che mi faranno vivere in modo dinamico e consapevole il servizio al mio prossimo e il mio rapporto col Signore. Era tutto così lontano, ma ora è un già, anche se ne sono ancora frastornato. E in mezzo a preghiere, ringraziamenti e riflessioni sul futuro, continuo a ripetermi quella bellissima frase dalla liturgia dell’ordinazione diaconale: “credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”.