Un altro passo

Domenica 25 aprile oltre alle candidature di Giacomo, Andrea e Riccardo è stato istituito accolito Luca, incamminato al presbiterato per la Chiesa di Cesena. Qui sotto riportiamo alcune sue parole.

“Ama il corpo eucaristico di Cristo! Saziati della sua presenza. Assapora il suo amore nei tuoi confronti. Non stancarti del tuo Signore perché Lui mai si stancherà di starti accanto. L’amore con il quale amerai Cristo sarà per te energia che ti servirà per amare il suo corpo mistico che è la Chiesa. Attraverso questo ministero ti impegnerai a partecipare più da vicino alla gioia e alla sofferenza di tutto il popolo di Dio. Abbi compassione delle persone che incontrerai, in modo particolare dei poveri e dei sofferenti, per dare a tutti quella carezza d’amore che solo Dio può dare.”

Queste sono state le parole che domenica 25 aprile il vescovo Douglas mi ha rivolto nel giorno del mio accolitato. Parole che sono entrate nel mio cuore e spero mi accompagneranno per tutta la mia vita. Parole di incoraggiamento e allo stesso tempo dense di responsabilità perché mi hanno fatto capire che il senso di questo ministero trascende la praticità del servizio stesso e custodisce la bellezza di assimilarsi sempre più e con tutta la propria vita a Cristo che si fa presente attraverso i sacramenti e in modo particolare in quello dell’Eucarestia. Con il lettorato mi è stata affidata la responsabilità di testimoniare la gioia del vangelo, attraverso l’accolitato sono stato rivestito del dono di portare, a tutti, questa gioia che è l’Eucarestia. Rendo lode a Dio per questo cammino che è iniziato con l’ammissione poi con il lettorato e adesso con l’accolitato e assaporo un grande senso di fiducia, non solo di Lui che mi ha chiamato, ma di tutta la mia chiesa in Cesena e di tante persone che mi stanno accompagnando.

Luca

«Eccomi!»

Domenica 25 aprile, nella messa delle 17:30 in Cattedrale, abbiamo presentato davanti al Vescovo Matteo e a tutta l’assemblea la nostra Candidatura al Presbiterato. È stato il primo «Eccomi!» pubblico, con il quale abbiamo manifestato la volontà di proseguire il cammino di formazione per giungere, a Dio piacendo, ad essere ordinati Diaconi e Preti.

È stato un passo molto grande, molto bello, molto emozionante, che ci ha portato ad una importante presa di consapevolezza dell’orientamento che stiamo dando alla nostra vita, che è l’orientamento dell’Amore di Cristo che, per noi, avvertiamo assumere la forma di una sequela radicale nel ministero a servizio della Chiesa.

«Chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui» (Mc 3,13) dice il Vangelo, e ancora «Egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome» (Gv 10,3). Il Signore chiama, e chiama per nome, e in quel nome che il Signore pronuncia c’è tutta la nostra vita, tutta la nostra storia. La chiamata del Signore non è una chiamata che giunge come un fulmine a ciel sereno, ma il germogliare di un seme che mette radici e, ad un certo punto, spunta dalla terra, per poi continuare a crescere fino a mostrare i suoi fiori e portare i suoi frutti.

La chiamata del Signore si innesta nella storia di ciascuno di noi, ma è anche qualcosa di inedito. «Non è tutta farina del nostro sacco» potremmo dire. Sì, perché quando l’amore del Signore tocca la vita, questo amore la trasforma inevitabilmente, diventando un continuo appello all’apertura del cuore e delle braccia di chi la riceve. La chiamata del Signore non eleva su un trono e non pone sotto una campana di vetro, ma spalanca le braccia e dilata il cuore, spinge al servizio e alla gioia di sapere che possiamo camminare sopra le acque, sapendo che c’è il Signore che, con le sue braccia tese, ci sostiene e ci accompagna.

Segno tangibile di questo accompagnamento è l’accoglienza da parte della nostra Chiesa diocesana nella persona del Vescovo che riceve, nella Candidatura, il nostro «Sì, lo voglio», impegnandosi nel supportarci come padre in questo cammino di formazione, cammino la cui forza è il non essere mai da soli, ma accompagnati dal Signore che si rende manifesto in tutti coloro che incontriamo.

Ecco il senso di questo «Eccomi», ecco come ha segnato un passo, una tappa, una decisione, nella nostra vita. Di fatto, dalla sera del 25 aprile 2021, siamo stati spronati a continuare un cammino per rispondere e corrispondere all’Amore che ha toccato la nostra vita e che ogni giorno ci meraviglia, per essere, a Dio piacendo, un giorno, ministri di questo amore.

Andrea, Giacomo e Riccardo

Parola per ripartire

Video della III Veglia quaresimale dei Giovani della diocesi di Bologna

Giovedì 25 marzo, festa dell’annunciazione del Signore, abbiamo partecipato alla terza veglia quaresimale organizzata dalla Pastorale Giovanile di Bologna. Il tema del percorso era “Parola per ripartire” e la parola di questa serata era “cura”.

Abbiamo pensato di dare la nostra disponibilità per animare la veglia con il canto e don Giovanni ci ha chiesto anche di portare delle testimonianze positive sul tema della cura. Ci siamo riuniti e abbiamo pensato di portare le testimonianze di due presbiteri delle nostre diocesi che avessero vissuto la cura degli altri come elemento caratterizzante il loro ministero o che avessero vissuto l’esperienza della cura da parte di altri.

La prima testimonianza riguarda don Giovanni Fornasini, prete di Bologna, ordinato nel 1942 e ucciso il 13 ottobre 1944 dai nazisti perché aveva cura della sua gente nella parrocchia di Sperticano in comune di Marzabotto. La storia di don Giovanni, che nei prossimi mesi sarà proclamato beato, ci è stata narrata da don Angelo Baldassarri, anche lui prete di Bologna, che ha molto studiato la vicenda dell’eccidio di Monte Sole e soprattutto il ruolo dei preti che lì sono stati uccisi (A. Baldassarri, Risalire a Monte Sole. Memorie e prospettive ecclesiali, Marzabotto (BO), 2019, ed. Zikkaron).

La seconda testimonianza riguarda l’esperienza di don Alessio Alasia, parroco a Riccione (RN), che, nonostante la sua giovane età, nella prima ondata della pandemia si è ammalato gravemente a causa del Covid, fino a finire per cinque settimane in terapia intensiva; risvegliatosi ha fatto l’esperienza della cura che tante persone, soprattutto i medici e le infermiere del reparto di terapia semi-intensiva di Rimini, hanno avuto per lui, uscendo da quella vicenda con un’esperienza straordinaria.

Una cura data, per vivere pienamente l’essere prete, e una cura ricevuta per imparare ad essere grato per l’amore che si riceve e riversarlo su coloro che il Signore ti affida…

Nel video integrale della veglia, dopo una bellissima introduzione curata dai giovani della PG di Bologna, si può seguire il commento del card. Zuppi al Vangelo dell’unzione di Betania e, dal min. 29,45 il video con le testimonianze curate dai seminaristi del nostro Seminario regionale.