Natività di san Giovanni Battista

Inno a san Giovanni Battista

Ut queant laxis resonare fibris              Perchè i tuoi servi possano far risuonare
mira gestorum famuli tuorum,              con limpidi canti le tue mirabili gesta
solve polluti labii reatum,                      sciogli la colpa di un labbro impuro,
         sancte Ioannes.                                       o san Giovanni.

Nuntius caelo veniens supremo,            Un angelo venuto dal cielo altissimo,
te patri magnum fore nasciturum,        al padre con ordine svela la grandezza
nomen et vitae seriem gerendae           della tua nascita, il nome e la missione
         ordine promit.                                          della tua vita.

Ille promissi dubius superni                  Egli dubitò della promessa divina,
perdidit promptae modulos loquelae;  e perse i ritmi di una sciolta parola,    
sed riformasti genitus peremptae          ma risanasti con la tua nascita gli organi
         organa vocis.                                            della voce perduta.

Ventris obstruso positus cubili              Posto nel chiuso giaciglio del ventre
senseras regem thalamo manentem;     sentisti il Re presente nel talamo;
hinc parens nati meritis uterque           perciò, per i meriti del figlio, entrambi i
         àbdita pandit.                                 genitori, svelano misteri nascosti.

Laudibus cives celebrant superni          Gli angeli del cielo cantano lodi
te, Deus simplex pariterque trine;         a te, Dio uno e trino insieme;
supplices ac nos veniam precamur:      e noi supplici invochiamo il perdono:
         parce redemptis. Amen.                      abbi pietà dei redenti. Amen.

Questo inno dell’VIII secolo ha dato origine alle sette note musicali, evidenziate dal grassetto.

Tutti i tre  inni liturgici (Vespri, Lodi mattutine e Ufficio delle letture) della solennità di San Giovanni Battista, il 24 giugno, sono stati composti da Paolo Diacono, storico e grammatico longobardo vissuto nel secolo VIII. Maestro di grammatica alla corte di Carlo Magno, nel 787 si ritirò nell’abbazia benedettina di Montecassino, dove studiò e compose opere famose, come la “Storia dei Longobardi”, opera molto importante che documenta l’effettiva possibile continuità tra il vecchio mondo latino e la nuova cultura germanica. Paolo Diacono (il cui vero nome era Paolo Varnefrido, mentre “Diacono” si riferisce al grado dell’ordine), documenta come proprio la Chiesa abbia contribuito all’integrazione dei nuovi popoli, nell’evangelizzazione, nella liturgia.

Le parole dell’inno si riferiscono all’inizio del Vangelo secondo Luca (1,5-25.39-45.57), all’annuncio della nascita di Giovanni Battista al padre Zaccaria, il quale, non credendo alle parole dell’angelo a causa dell’avanzata età di lui e della moglie Elisabetta, rimarrà muto fino alla nascita del bambino.

Tutti e tre gli inni sono composti con il metro della poesia greca e latina  detto “saffico” (da Saffo, la poetessa greca di Lesbo), che prevede tre versi lunghi e uno corto, cioè tre versi endecasillabi (11 sillabe) e un quinario (5 sillabe). Questo metro viene usato per dare ritmo e musicalità al testo, evidenziando, con il verso più breve, un particolare di un’azione o di un modo di agire, ritenuto importante.

All’inizio del secolo XI, un monaco, Guido d’Arezzo, si accorse che ciascun verso dell’inno corrispondeva a una diversa tonalità e allora utilizzò le iniziali delle parole per dare il nome alle note. All’inizio erano sei, mancando la nota “si”, per la quale si dovrà attendere il secolo XVI, e si dovrà attendere il secolo XVII perchè la prima nota “ut” diventi il “do”.

Gli altri inni della solennità di San Giovanni sono “Antra deserti” (Le grotte del deserto) il cui testo si riferisce all’ambiente in cui ècresciuto il Battista, e “O nimis felix” ( O beatissimo, di meriti eccelso), dove si domanda al santo di “rimuovere le dure pietre del nostro cuore”, per farvi abitare il Signore.

don Adriano Pinardi,
direttore spirituale