Nella casa di Nazaret

Mercoledì 9 dicembre 2020 abbiamo accolto presso il seminario Regionale l’immagine pellegrina della Madonna di Loreto. Il giorno 10 dicembre, infatti, memoria della Madonna di Loreto, ricorre anche l’anniversario (il 101°) dell’inaugurazione del Pontificio Seminario Regionale Flaminio che sarà poi dedicato a Benedetto XV.

E’ una bella opportunità accogliere l’immagine della Vergine nella nostra casa per essere a nostra volta accolti nella sua casa e lì imparare lo stile di Gesù.

Ci colpisce che nel vangelo secondo Giovanni i discepoli, nel loro primo incontro con Gesù, vengono accolti nella casa dove dimorava. “Maestro dove dimori? Venite e vedete”.
Il discepolato inizia proprio da questa vicinanza a Gesù per rivestirci, come direbbe san Paolo, degli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù (Cfr. Fil 2).
Solo se saremo dei discepoli autentici saremo apostoli efficaci. Solo se impariamo nella casa di Nazareth la mansuetudine, la pazienza, la mitezza, e tutti quegli atteggiamenti che Maria ha insegnato a Gesù, allora potremo essere anche suoi apostoli.

Accogliere Maria nella nostra casa, significa metterci alla sua scuola per abitare con lei nella casa di Nazareth.

Ci sarà posto per loro III

La fantasia della carità

Mario Galasso, delegato regionale della Caritas

Cosa ci chiede il Signore in questo tempo di pandemia?
Come ci interpella di fronte alla crisi economica causata dalle scelte necessarie al contenimento del contagio?

Mentre i notiziari ci forniscono continuamente i dati delle curve del contagio e dei decessi, sappiamo bene che ci sono molti che soffrono conseguenze non meno gravi di questa pandemia per la crisi socio-economica che essa ha causato. Come tutti conosciamo qualcuno che si è ammalato per il Covid-19, tutti conosciamo e siamo in contatto con qualcuno che si trova in difficoltà perché ha perso il lavoro o perché in questo momento si trova bloccato dalle disposizioni di contenimento.

Abbiamo pensato che anche questa situazione ci riguardasse e ci interpellasse: per questo abbiamo chiamato alcuni direttori delle Caritas delle diocesi della regione, che hanno sviluppato un lavoro in rete fin dall’inizio del periodo della crisi sanitaria in primavera, per farci aiutare ad avere un’idea concreta della situazione grazie a chi si trova impegnato sul campo.
Sono intervenuti all’incontro – realizzato con collegamento a distanza – Mario Galasso, direttore della Caritas di Rimini e delegato regionale Caritas, don Matteo Prosperini, direttore della Caritas di Bologna e il diacono Isacco Rinaldi, direttore della Caritas di Reggio Emilia.

I dati che ci hanno portato testimoniano un aumento molto importante delle richieste di aiuto rivolte alla Caritas (+30% di persone mai conosciute dai servizi) da parte di persone che vivevano una situazione normale, ma che si sono trovate in emergenza a causa delle conseguenze della pandemia.

Ma oltre i dati riportati, l’aspetto che ci ha colpito di più nel racconto è stato il sentire come le nostre Caritas hanno reagito rispetto all’emergenza, non riducendosi ad una sorta di “protezione civile ecclesiale”, ma facendosi interrogare sulla modalità evangelica di dare una risposta alle richieste di aiuto.
Proprio in questa situazione di emergenza è fiorita la fantasia della carità, che sboccia quando ci si costringe a interpretare la realtà non solo a partire dai bisogni, ma anche chiedendosi cosa ci domandi il Signore perché il nostro coinvolgimento possa rappresentare un passo in avanti nella nostra sequela del Signore. Il passaggio fondamentale, come ci è stato raccontato, è stato quello di valorizzare la dignità delle persone che chiedevano aiuto, proprio nel tentativo di dare risposte adeguate alla situazione che si presentava. Le esigenze di contenimento del contagio hanno fatto sì che ciò che era organizzato “in grande” – secondo criteri di efficienza organizzativa -, fosse trasformato “in piccolo”, guadagnando in prossimità. Così è avvenuto che i dormitori siano stati trasformati in locande comunitarie, dove alcuni giovani delle parrocchie sono andati ad abitare stabilmente insieme a coloro che erano senza fissa dimora (Reggio Emilia); o che le grandi mense diocesane si siano diffuse in mense di comunità e coloro che prima erano utenti si siano trasformati in volontari (Reggio Emilia); che un grande progetto di aiuto come il “Fondo san Petronio” (1 milione di euro messo a disposizione dalla Diocesi) abbia scelto di delegare la verifica delle richieste di aiuto pervenute ai parroci e alle comunità parrocchiali, creando nuove relazioni ed incontri significativi (Bologna); che il pacco viveri che veniva distribuito alle famiglie contenesse “messaggi in bottiglia” scritti da altre persone che volevano accorciare le distanze o che il servizio doccia per chi vive in strada, fosse allietato da una apposita playlist creata grazie al contributo di diversi cantautori (Rimini).

E’ proprio su questa creatività che il Signore ci interpella a partire dalle situazioni di bisogno che anche noi possiamo incontrare. Nei prossimi giorni ci interrogheremo e cercheremo di comprendere come lasciarci coinvolgere da questa situazione e quale creatività mettere in atto.

Intanto – come diceva don Oreste Benzi – abbiamo scelto di non stare in pace, ma di sentire che anche questa parte della realtà ci interpella e ci riguarda.