Nominati nuovo Rettore e Direttore spirituale

La Chiesa ha sempre avuto una particolare cura per le vocazioni al ministero ordinato, nella consapevolezza che quest’ultimo è un elemento costitutivo della sua identità ed è necessario alla vita cristiana. Per tale ragione essa ha sempre coltivato un’attenzione specifica per la formazione e l’accompagnamento dei candidati al presbiterato.
(I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, Documento finale, n. 89)

Ai presbiteri, ai diaconi e ai fedeli delle diocesi di Bologna, Ferrara-Comacchio, Ravenna-Cervia, Imola, Faenza-Modigliana, Forlì-Bertinoro, Cesena-Sarsina, San Marino-Montefeltro, Rimini.

In questo anno abbiamo celebrato con gioia il primo centenario della fondazione del Pontificio Seminario Regionale Flaminio, dedicato a papa Benedetto XV che già da arcivescovo di Bologna lo aveva fortemente voluto e sostenuto.
Nel contesto di queste celebrazioni e a fronte di alcune scadenze, i vescovi delle diocesi di Bologna, Ferrara-Comacchio e della Romagna hanno condiviso un ampio discernimento sul Seminario Regionale, giungendo a scegliere di rinnovare l’équipe dei formatori.

Dopo aver ricevuto la disponibilità dai rispettivi vescovi e dagli interessati, vi comunichiamo che sono stati nominati:
– il rettore nella persona di don Andrea Turchini, presbitero della diocesi di Rimini, attualmente parroco della parrocchia di San Michele Arcangelo in Santarcangelo di Romagna, docente presso l’ISSR “A. Marvelli” e Assistente Ecclesiastico dell’AGESCI per la zona di Rimini;
– il direttore spirituale nella persona di don Adriano Pinardi, presbitero della diocesi di Bologna, attualmente parroco della parrocchia di San Silvestro in Crevalcore;
– è stato confermato il vice rettore nella persona di don Giampiero Mazzucchelli, presbitero della diocesi di Ferrara-Comacchio, che già svolgeva dallo scorso anno questo incarico.

A questi fratelli presbiteri va il nostro più vivo ringraziamento per aver accolto la chiamata del Signore a questo nuovo servizio, così prezioso e difficile nel tempo che stiamo vivendo. Un grazie di cuore lo rivolgiamo anche alle comunità parrocchiali dove hanno servito con entusiasmo e impegno, consapevoli che, come ogni distacco, anche
questo non sarà semplice.
Grandi sono le speranze che le nostre chiese pongono nella formazione dei futuri presbiteri, chiamati ad essere testimoni fedeli del Vangelo e guide nella comunità
cristiana. Se da tempo abbiamo ben compreso che tutti i battezzati sono chiamati a
vivere la propria responsabilità nella testimonianza evangelica, nella missione ecclesiale e nell’edificazione della Chiesa locale, riconosciamo il ruolo insostituibile svolto dai presbiteri per assicurare alla comunità ciò che è essenziale. Del resto, proprio in queste
settimane di emergenza sanitaria e di distanziamento lo abbiamo ben sperimentato.
Non abbiamo sufficienti parole per dichiarare la nostra riconoscenza ai presbiteri che in questi anni hanno svolto con fedeltà e responsabilità il servizio di formatori presso il

Seminario Regionale: a mons. Stefano Scanabissi, presbitero della diocesi di Bologna, che per tre mandati ha guidato il Seminario come rettore, con totale dedizione e grande passione; a don Giorgio Sgargi e a don Francesco Vecchi, entrambi presbiteri della diocesi di Bologna, che hanno svolto rispettivamente il servizio di direttore spirituale e di vice rettore per molti anni e con grande generosità. A tutti loro va il nostro grazie e l’augurio di poter godere dei frutti del loro prezioso impegno.
I formatori del seminario, così come tutti gli educatori, lasciano tracce profonde nel cuore delle persone e, anche se hanno svolto un servizio di formazione iniziale,
rimangono punti di riferimento irrinunciabili nel cammino di tutta la vita. Il Signore li benedica e custodisca il loro cammino là dove li chiamerà a servirlo.

Carissimi presbiteri, diaconi e fedeli tutti, questi passaggi che vi comunichiamo non sono semplici avvicendamenti in strutture clericali che poco hanno a che fare con la vita delle nostre Chiese particolari.
In questo passaggio, proprio per le modalità in cui è avvenuto, noi vescovi vorremmo sottolineare la corresponsabilità che lega le nostre diocesi nell’impegno di formazione dei futuri presbiteri e nella pastorale vocazionale: anche in questa dimensione si manifesta la componente sinodale della Chiesa. L’aver provveduto alla conduzione del Seminario Regionale ci riporta all’urgenza di
riflettere sulla “fecondità vocazionale” delle nostre comunità, non solo per la vocazione al sacerdozio ministeriale, ma per tutte le vocazioni.
Come ci ha ricordato il documento finale del recente Sinodo sui giovani, “è importante creare le condizioni perché in tutte le comunità cristiane, a partire dalla coscienza battesimale dei loro membri, si sviluppi una vera e propria cultura vocazionale e un costante impegno di preghiera per le vocazioni” (n. 80).
Noi vescovi delle diocesi di Bologna, Ferrara-Comacchio e della Romagna abbiamo scelto di rifletterci insieme e chiediamo ai presbiteri delle nostre diocesi e a tutte le nostre comunità di sentirsi impegnati nella testimonianza e nella promozione di una vita buona
orientata dal Vangelo.
La testimonianza dei santi delle nostre Chiese e di tanti “santi della porta accanto” che possiamo incontrare nelle nostre comunità e aggregazioni, ci confermano sul fatto che il braccio del Signore non si è accorciato. Siamo ben consapevoli che ancora il Signore risorto agisce e opera con grande potenza in mezzo a noi, facendo ardere il cuore con la sua parola e chiamando alla sua sequela nell’amore e nel servizio ai fratelli.
A noi tutti il compito e la responsabilità di favorire questa sua azione nel tessuto delle
nostre comunità e nella vita delle singole persone che ci troviamo ad accompagnare.

Il Signore accolga il nostro proposito e lo faccia crescere fino alla maturità. Ci sostenga
di fronte alle difficoltà e ci aiuti ad essere fedeli alla sua chiamata, forti nella fede in Lui e certi della speranza che ha riposto nei nostri cuori.

I vostri Vescovi

CENTENARIO. Udienza alla Comunità del Pontificio Seminario Regionale Flaminio Benedetto XV di Bologna, 09.12.2019

Discorso del Santo Padre

Cari fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,

cari seminaristi!

Vi do il benvenuto nel centenario di fondazione del Pontificio Seminario Regionale Flaminio, voluto da San Pio X. Vi saluto tutti di cuore; ringrazio il Cardinale Matteo Zuppi per le sue parole, e saluto con affetto Mons. Luigi Bettazzi, che è quasi coetaneo del Seminario! Questa importante ricorrenza rappresenta una felice occasione per riflettere sulla bellezza della chiamata al sacerdozio ministeriale, che ci dà il dono e l’impegno di rappresentare il Buon Pastore in mezzo al suo Popolo e vivere come il Buon Pastore in mezzo al suo Popolo.

Per prepararsi a questa missione, la madre Chiesa chiede di fare un serio percorso formativo, che l’ambiente del Seminario può offrire nel modo migliore. In tale prospettiva, vorrei indicarvi tre aspetti che identificano questo luogo e soprattutto tempo di formazione e di preparazione al sacerdozio, che è il seminario. Esso è casa di preghieracasa di studiocasa di comunione.

Voi siete chiamati ad essere evangelizzatori nella vostra Regione, segnata anch’essa dalla scristianizzazione. Quanti sono più esposti al vento freddo dell’incertezza o dell’indifferenza religiosa, hanno bisogno di trovare nella persona del sacerdote quella fede robusta che è come una fiaccola nella notte e come una roccia alla quale attaccarsi. Questa fede si coltiva soprattutto nel rapporto personale, cuore a cuore, con la persona di Gesù Cristo. E il Seminario è prima di tutto la casa della preghiera dove il Signore convoca ancora i «suoi» in «un luogo appartato» (cfr Lc 9,18), a vivere un’esperienza forte di incontro e di ascolto. Attraverso tale via, Egli vuole prepararli a diventare «educatori del Popolo di Dio nella fede», e abilitarli a «proclamare con autorità la Parola di Dio», a «radunare il Popolo» e a nutrirlo con i Sacramenti per «condurlo sulla via della salvezza» e conservarlo nell’unità (cfr Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 68).

È necessario, pertanto, dedicare adeguato impegno alla formazione spirituale. Sono gli anni più favorevoli per imparare a “stare con Lui”, gustando con stupore la grazia di essere suoi discepoli, imparare ad ascoltarlo, a contemplare il suo volto… Qui l’esperienza del silenzio e della preghiera è fondamentale: è lì, nel rimanere alla sua presenza, che il discepolo può conoscere il Maestro, come da Lui è conosciuto – direbbe San Paolo (cfr 1 Cor 13,12). Ma è essenziale anche l’incontro con Gesù nel volto e nella carne dei poveri. Anche questo è parte integrante della formazione spirituale del seminarista.

Il secondo aspetto che identifica il Seminario è quello dello studio. Lo studio fa parte di un itinerario mirato all’educazione di una fede viva, una fede consapevole, chiamata a diventare la fede del pastore. Lo studio, in questo cammino, è strumento privilegiato di una conoscenza sapienziale e scientifica, capace di assicurare fondamenta solide a tutto l’edificio della formazione dei futuri presbiteri. È anche strumento di un sapere condiviso. Mi spiego. L’impegno di studiare, anche in Seminario, è chiaramente personale, ma non è individuale. Condividere le lezioni e lo studio con i compagni di Seminario è anch’esso un modo di entrare a far parte di un presbiterio. Infatti, senza trascurare le inclinazioni e i talenti personali, anzi, valorizzandoli, in Seminario si studia insieme per una missione comune, e questo dà un “sapore” tutto speciale all’apprendimento della Sacra Scrittura, della teologia, della storia, del diritto e di ogni disciplina. Si confrontano le diverse sensibilità personali nel comune orizzonte della chiamata e della missione; e questo grazie al servizio di docenti che, a loro volta, insegnano all’interno di questo medesimo orizzonte ecclesiale, libero da ogni autoreferenzialità. È bello studiare così, in questo ambiente.

E veniamo alla terza dimensione: il Seminario come casa di comunione. Anche questo aspetto è “trasversale”, come gli altri due. Parte da una base umana di apertura agli altri, di capacità di ascolto e di dialogo, ed è chiamato ad assumere la forma della comunione presbiterale intorno al Vescovo e sotto la sua guida. La carità pastorale del prete non può essere credibile se non è preceduta e accompagnata dalla fraternità, prima tra seminaristi e poi tra presbiteri. Una fraternità sempre più impregnata della forma apostolica, e arricchita dai tratti propri della diocesanità, cioè da quelle caratteristiche peculiari del popolo di Dio e dei santi, specialmente dei santi preti, di una Chiesa particolare.

In tale contesto, il Seminario si qualifica come cammino che educa i candidati a valutare ogni loro azione in riferimento a Cristo e a considerare l’appartenenza all’unico presbiterio come dimensione previa dell’agire pastorale e testimonianza di comunione, indispensabili per servire efficacemente il mistero della Chiesa e la sua missione nel mondo.

Qui vorrei fermarmi un momento per riassumere le quattro “vicinanze”, i quattro atteggiamenti di vicinanza dei sacerdoti diocesani. Essere vicino a Dio nella preghiera, l’ho detto, si incomincia dal seminario. Essere vicino al vescovo, sempre vicino al vescovo: senza il vescovo la Chiesa non va, senza il vescovo il prete può essere un leader ma non sarà prete. Terza vicinanza: essere vicino al presbiterio, fra voi. Questa è una cosa che a me fa soffrire, quando vedo dei presbitéri frammentati, dove sono l’uno contro l’altro, oppure tutti cortesi ma poi sparlano l’uno dell’altro. Se non c’è un presbiterio unito… Questo non significa che non si può discutere, no, si discute, si scambiano le idee, ma la carità è quella che unisce. E la quarta vicinanza: la vicinanza al popolo di Dio. Per favore, non dimenticatevi da dove venite. Paolo diceva a Timoteo: “Ricordati di tua mamma e tua nonna”, cioè delle radici; ricordati che sei stato preso dal gregge e sei venuto perché il Signore ti ha scelto. Non sei venuto a fare la carriera ecclesiastica, come un tempo si diceva, in uno stile letterario di altri secoli. Vicinanza a Dio, vicinanza al vescovo, vicinanza al presbiterio, fra di voi, e vicinanza al popolo di Dio. Se manca una di queste, il prete non funziona e scivolerà, lentamente, nella perversione del clericalismo o in atteggiamenti di rigidità. Dove c’è clericalismo c’è corruzione, e dove c’è rigidità, sotto la rigidità, ci sono gravi problemi.

Cari Seminaristi, ieri abbiamo celebrato la solennità dell’Immacolata. Maria risplende nella Chiesa per la sua singolare vocazione vissuta alla sequela del suo Figlio, nell’obbedienza umile e coraggiosa al disegno d’amore di Dio. Ella, che fu sempre unita a Gesù dal concepimento fino alla morte in croce, vi aiuti a scoprire ogni giorno il “tesoro”, la “perla preziosa” che è Cristo e il suo Regno, e a diventare annunciatori gioiosi del suo Vangelo. Il Seminario è anche il tempo in cui si accoglie Maria come Madre nella propria casa, nella propria vita, come l’apostolo Giovanni. Lei vi accompagni.

Vi ringrazio per la vostra visita. Benedico il vostro cammino, con l’intercessione di San Pio X e dei testimoni esemplari che l’Arcivescovo ha ricordato all’inizio. Prego per voi. E anche voi, per favore, pregate per me. Grazie.

[Fonte: https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2019/12/09/0981/02007.html]

Rimandata convocazione 30 aprile