Enrico Venturi, diacono. Come finora Tu, Signore ci sei stato, anche dopo ci sarai!

Di Enrico Venturi


Era tutto così lontano… Quando il Vescovo mi disse che sarei stato ordinato diacono mi sembrava tutto così remoto…. Mentirei se non dicessi che quella patina sospensoria che il Covid ha lasciato anche nella mia vita, non abbia reso le ultime settimane prima dell’ordinazione così precarie. La paura di una quarantena o il temere per la salute di chi avrebbe partecipato alla messa in cattedrale, mi ha mantenuto sempre in allerta facendomi consumare molte energie; eppure il desiderio cresceva ogni giorno sempre di più e mi rendevo progressivamente conto che questo passaggio non avrebbe avuto lo stesso gusto e peso di altri momenti importanti nella mia vita. Cosa andavo a fare? Dove sarei finito? Cosa mi sarà chiesto? Durante i giorni precedenti mi sono trovato spesso a tu per tu con l’angelo custode e ho riscoperto questa preghiera come un ottimo strumento per canalizzare buona parte delle mie paure, ansie e aspettative. Più pregavo, più si intensificava un certo stato d’animo che non mi distoglieva da un semplice dato: come finora Tu, Signore ci sei stato, anche dopo ci sarai! Sarai lì, in una nuova parrocchia di servizio, sarai lì annidato in quegli inizi, che continuamente mi mettono alla prova, sarai lì in quelle persone che saranno per me ispirazione e cura, continuerai a bussare alla mia porta con quel tocco a volte impercettibile a volte irruento.

Essere lì quella sera, con quel popolo di Dio così vario ma silente, sentire fortemente l’essere accompagnato da quella Chiesa dalla quale, nella quale e per la quale sono stato ordinato è stato per me un onore e un grande tuffo nella mia storia personale. Ho percepito come un grande disegno che parte da lontano, mi raggiunge e quasi mi attraversa, coinvolgendo le mie emozioni, i miei vissuti, i miei ricordi e i miei desideri. So e sento che molte cose le scoprirò, che lo Spirito continuerà a mandarmi degli stimoli che mi faranno vivere in modo dinamico e consapevole il servizio al mio prossimo e il mio rapporto col Signore. Era tutto così lontano, ma ora è un già, anche se ne sono ancora frastornato. E in mezzo a preghiere, ringraziamenti e riflessioni sul futuro, continuo a ripetermi quella bellissima frase dalla liturgia dell’ordinazione diaconale: “credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”.

Don Simone: da quando sono prete…

Qualche giorno fa vedo sul telefono la chiamata di don R., il prete indiano che viene a dare una mano alla parrocchia durante il periodo estivo. «Strano», mi dico, «chissà cosa vorrà!?» «Caro, don Simone, auguri per il tuo secondo mese da prete!». Aveva ragione! Manco me ne ero ricordato. Due mesi prima, il 18 settembre ero stato ordinato presbitero nella cattedrale di Bologna! Ringrazio sinceramente don R. e riaggancio il telefono. Un mese. Quante cose si potrebbero dire di questo tempo e di come l’ho vissuto! Ricordo ancora la profonda gratitudine vissuta durante l’ordinazione, specialmente nel rito dell’imposizione delle mani da parte del vescovo e degli altri preti. Ricordo che nel silenzio di quel gesto di riconoscimento e di accoglienza nell’ordine del presbiterato non smettevo di ripetermi con commossa gratitudine: «cos’ho fatto di buono per meritarmi tutto questo?» Già! Anche adesso questo sentimento non è cambiato. Mi sembra di essere oggetto di una bontà davvero esagerata, sovrabbondante, che mi testimoniano le varie persone incontrate in queste domeniche di prime messe, messaggere inconsapevoli di Gesù, misericordia e via autentica alla vita vera. Da quel giorno diverse cose sono cambiate:

  • La sveglia viene puntata dieci minuti prima, quel minimo indispensabile che possa garantirmi di aver pregato sulle letture della messa e di non fare l’improvvisatore dall’ambone.
  • Si è leggermente alzata la cifra indicata dalla bilancia: un po’ di studio e il cercare, per quanto possibile, di essere disponibile all’ascolto delle richieste delle persone che incontro in parrocchia, ha il lato negativo di un calo delle prestazioni agonistiche… Dovrò prestarci attenzione!
  • Sono aumentati i follower di Instagram: la cosa sinceramente mi intimorisce e al tempo stesso fa piacere. Per la cronaca: mi guardo bene dal diventare un prete influencer… grazie a Dio ci sono già preti giovani, intelligenti e coraggiosi che provano a parlare del vangelo e della sua declinazione quotidiana attraverso questa ed altre piattaforme.

Infine credo che il cambiamento che mi sta più a cuore sta avvenendo man mano che celebro la messa. Credo che un po’ alla volta il Signore mi stia davvero insegnando a inginocchiarmi a questo grande mistero che si compie sull’altare: l’amore di Dio che viene dato totalmente anche a me. Sì, è il cambiamento più importante, perché solo così posso dire veramente il mio grazie ed il mio affetto al Signore di tutto che ha riempito il mio niente!

Auguro davvero a tutti di poter vivere questo stesso cambiamento!